ASSO CONSUM BOLOGNA RICORSI IN COMMISSIONE TRIBUTARIA A BOLOGNA   

TUTELA TRIBUTARIA BOLOGNA

Via Ferrarese, 104 -- 40128 Bologna
Tel. 3474752004
E mail: assoconsum.bologna@gmail.com

Il  ricorso

Qualora il contribuente ritenga illegittima la richiesta notificatagli dall’ente pubblico, può ricorrere al giudice tributario per la definizione della controversia, nei tempi e secondo le modalità stabilite dalle norme in materia di contenzioso tributario.
 Nel ricorso possono essere impugnati i seguenti atti:

  • avvisi di accertamento e di liquidazione;

  • atti che irroghino sanzioni;

  • atti relativi ad operazioni catastali;

  • iscrizioni di ipoteca ed atti che prevedano il fermo amministrativo (ad es., dell’automobile)

  • atti in cui sia negato il diritto al rimborso di imposte versate in eccesso;

  • in genere, ogni atto per il quale la legge preveda l’impugnabilità.
     

E’ prevista inoltre la possibilità di impugnare cartelle di pagamento, ad esempio quelle esattoriali, ed in tal caso il ricorso è proposto contro il concessionario della riscossione.

Termini e modalità di presentazione del ricorso 
I termini per la presentazione del ricorso sono perentori, e quindi inderogabili. Entro 60 giorni dalla data di notificazione dell'atto impugnato il ricorso deve essere presentato con una delle seguenti modalità:
 
- notifica a mezzo di ufficiale giudiziario, di copia in originale all'ente impositore (Comune, Agenzia delle Entrate, ecc.);
 
- consegna diretta, a cura del ricorrente, che ne rilascia ricevuta sulla copia in carta semplice, o altrimenti provvede al rilascio di apposita ricevuta di deposito;
 
- spedizione a mezzo posta, in plico raccomandato (senza busta) con avviso di ricevimento, all'ente impositore
 
E’ utile comunque sapere che su tutti gli atti che la legge dichiara espressamente come impugnabili devono essere obbligatoriamente presenti le indicazioni relative proprio al termine massimo entro il quale i ricorsi possono essere presentati. Inoltre negli atti devono essere indicate anche le commissioni tributarie competenti e come presentare il ricorso
 
Successivamente, entro 30 giorni dalla data della notifica del ricorso, copia del ricorso deve essere depositata dal ricorrente presso la Commissione Tributaria Provinciale (costituzione in giudizio del ricorrente).
 
Da chi deve farsi assistere il contribuente per stare in giudizio
 

Chi può presentare il ricorso

In caso di liti superiori ad € 3.000, il contribuente non può difendersi da solo, ma è obbligatoria l'assistenza di un professionista abilitato, che le attuali disposizioni individuano nelle  seguenti categorie:


Sono abilitati all'assistenza tecnica dinanzi alle commissioni tributarie, se iscritti nei relativi albi professionali: 
- gli avvocati;
 
- i procuratori legali;
 
- i dottori commercialisti;
 
- i ragionieri;
 
- i periti commerciali;
  




COME DIFENDERSI DALL'AGENZIA DELLE ENTRATE COME DIFENDERSI DA EQUITALIA







EQUITALIA E L'AGENZIA DELLE ENTRATE


UN CHIARIMENTO
Talvolta ai contribuenti non risultano chiare quali siano le differenze reali e sostanziali tra Equitalia e l’Agenzia delle Entrate. L’Agenzia delle Entrate l’Ente pubblico responsabile del corretto pagamento/versamento delle Tasse, da parte dei contribuenti, nelle casse dello Stato o in quelle degli Enti pubblici e in collaborazione con la Guardia di Finanza, controlla che le dichiarazioni dei redditi dei contribuenti siano confromi e veritiere. Qualora si evidenziassero tasse non pagate o dichiarazioni dei redditi irregolari la stessa Agenzia delle Entrate proverà una o più azioni di recupero del credito maturato nei confronti del contribuente debitore. Se queste azioni risultano inefficaci, interviene Equitalia (con spese maggiorate) responsabile dapprima della notifica del debito contratto e, successivamente, della riscossione dello stesso.

E' di questi giorni la notizia che secondo Matteo Renzi Equitalia dovrà chiudere. Un piano preciso per realizzare questa idea non esiste ancora. Sicuramente la riforma ci sarà, ma cosa cambierà, concretamente? Secondo noi non cambierà granché, cancellare Equitalia naturalmente non significa cancellare le cartelle esattoriali tanto antipatiche agli italiani, migliorare la situazione debitoria di chi ha multe e sanzioni arretrate, o ridurre il carico fiscale.
L'intenzione è quella di cancellare il nome di Equitalia, (una società al 51% dell’Agenzia delle Entrate e al 49% dell’Inps), che riscuote materialmente le imposte non pagate per conto delle istituzioni pubbliche. Un un brand che, nell’opinione del governo e del premier Matteo Renzi, era diventato simbolo di un «approccio vessatorio» del fisco, un marchio che era diventato antipatico e poco sopportabile ai contribuenti soprattutto per certe pratiche particolarmente odiose, ma da un po’ di tempo eliminate, come la possibilità che aveva Equitalia di pignorare la prima casa di chi non pagava una cartella, o quella di «bloccare» con il fermo amministrativo l’automobile o il furgone che era necessario al contribuente per lavorare.
Adesso, peraltro, è possibile pure suddividere in 120 rate gli importi dovuti e l'aggio è stato ridotto al 6%.
Ma tenuto conto che è la legge (e non l’esattore) a far sì che una semplice contravvenzione raddoppi se non pagata dopo 60 giorni, imponendo all'esattore di versare al Comune che ha emesso la cartella anche i relativi interessi di mora, e quindi anche cancellando il nome EQUITALIA, non cambierà nulla. Si potrà attribuire la riscossione esattoriale di tasse e imposte, il recupero dei crediti, i pignoramenti e i fermi auto all’Agenzia delle Entrate, ma la sostanza cambierà poco, potrebbe arrivare qualche novità solo se si ridurrà l'importo degli interessi di mora e se si lasceranno alcuni margini di manovra a chi riscuoterà le imposte per modulare le procedure a seconda delle caratteristiche del contribuente.


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